NEWS ASSONATURA - Perchè?
Ogni cittadino esprime il proprio voto elettorale solo quando consuma (o meglio quando esprime un acquisto), mentre quello espresso ai seggi elettorali vale ormai meno di zero (ci governa, per esempio, un governo che numericamente ha preso meno voti dell’opposizione);
Alcuni fatti, ormai lampanti, ci spingono inoltre a produrci l’informazione da soli, anche (ma non solo) per restituirgli la dignità. I media generalisti sono infatti sotto il controllo di un sistema di tipo mafioso, nato dall’intreccio ormai indissolubile tra affari e politica; la TV in particolare, ma anche giornali e radio, sono ormai, anche all’interno delle notizie, un mega Spot Pubblicitario, condito da gossip e cronaca rosa/nera, per “distrarre” l’ascoltatore dal fatto che non passano notizie vere, utili, interessanti. Ogni servizio giornalistico vuole farci passare per scientifici, dati pilotati, sondaggi e statistiche arrabattate (basti pensare al costo della vita secondo l’istat), pandemie inesistenti (sars, aviaria, ecc. ecc.), o altre amenità del genere, cancellando ed omettendo deliberatamente le notizie importanti per i cittadini. I giornalisti, quelli validi, sono aspramente censurati; gli altri sono dei vergognosi marchettari poltronai che si alzano solo per andare a concordare il prossimo cambio merce privato da qualche cliente pubblicitario in cambio di qualche box redazionale; politicamente allineati e supini al sistema. E’ ora quindi di passare ai fatti. Dobbiamo tarare continuamente i nostri comportamenti d’acquisto perché questa è l’unica vera arma politico-economica in mano ad ogni singolo individuo, riferendoli alle notizie, quelle vere, che per fortuna, nonostante l’ostracismo del sistema, ormai trapelano dalle fonti indipendenti e alternative; una forma di dissenso e di protesta assolutamente legale, tra l’altro. Dobbiamo noi stessi riferire accadimenti di utilità agli altri, quando questi sono censurati o colpevolmente distorti dai media. Dobbiamo noi stessi smettere di comprare prodotti e servizi immessi sul mercato da imprenditori, azionisti, amministratori di aziende o multinazionali criminali o semplicemente inquinanti, non etiche, vergognosamente impattanti sulle popolazioni locali, sulla natura, sull’ecosistema. Scegliere di cercare l’alternativa etica (quasi sempre esiste, spesso anche localmente) oppure scegliere di rinunciare ad acquistare quel bene o quel servizio (di certo non moriremo). Lo stesso vale per le amministrazioni politiche; ormai anch’esse si sono trasformate in aziende che fanno spot pubblicitari dei loro servizi (a pagamento) dai musei, ai monumenti, alle attività sportive e culturali); smettere di consumare questi servizi quando una Regione o uno Stato si comportano, per esempio come la Regione Piemonte, con il movimento NO TAV e le popolazioni locali: basta visite ai musei, non andare ai giochi olimpici, non passare denaro a costoro fino a quando non cambiano rotta; e si sa il commercio (leggi anche politica: è uguale) quando va male cambia rotta in fretta. Infine un esercizio per aumentare la felicità! Consumare di meno, infatti può dare felicità, anche di più che fare shopping sfrenato. In media è sensato avere come obiettivo personale o famigliare (per esempio nel 2006 o anche in due o tre anni) diminuire i propri consumi da 1/3 al 50%. E soprattutto consumare meglio: premiare le piccole realtà, meglio se locali (si impatta meno con i trasporti delle merci) e in generale tutte quelle che produco eticamente ed ecologicamente. Cercate anche più indipendenza possibile da banche, fornitori di fonti energetiche, rate e finanziamenti al consumo e tutto ciò che è pensato per sfilarci dal portafogli rate fisse. Ci si può riorganizzare, basta volerlo, escludendoli. Pensate infatti alla felicità di vedere rovinati gli inquinatori, gli arroganti, gli imprenditori criminali e gli amministratori pubblici disonesti (sono spesso soci), i seminatori di ignoranza fatta passare per cultura, le grandi aziende e le multinazionali hanno che hanno “mangiato la foglia” del biologico e stanno cominciando a passare spot per far sapere che anche loro stanno diventando etiche ma usano le stesse logiche del commercio violento privo di ogni rispetto per i fornitori, i produttori e i lavoratori, e, infine, quelli che si arricchiscono sulla disattenzione e indifferenza della gente. D’ora in poi, se vogliamo, potremo essere felicemente attenti!
E non crediate che siamo in pochi: non ci sono solo i 200.000 naturisti italiani stimati che potrebbero aderire a questa battaglia, ma ci sono già migliaia di realtà affini a questo pensiero, che queste cose le mettono in pratica; questi nostri “cugini” sono in tanti, probabilmente qualche milione di persone in Italia. Ogni persona che si aggiunge ora, incide molto, più di quanto possiate immaginare, su una massa che è già critica.
Davide di AssoNatura