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NEWS NATURISMO

04/06/2006

SMOG IN CITTA'

Un sociologo di grido disse qualche anno fa in un’intervista radiofonica: “La gente non è mica stupida, sa che si vive meglio in città”. Personalmente, vomitai. Lui continuò ad avere successo. Le maggiori città italiane restano stabili negli abitanti o addirittura crescono; nel mondo va ancora peggio le grandi metropoli crescono a ritmo vertiginoso e non sono poche le città che stanno raggiungendo e superando i 10 milioni di abitanti. Nessuno si rende conto che non ci sono interventi che amministratori pubblici possano fare per migliorare la vita di persone che hanno scelto il peggior modello esistente di vita comunitaria. Gli effetti concreti di tali scelte sono molteplici e ne riportiamo uno dei più gravi, che finalmente fora la cortina di protezionismo e di stupidità. Le nuove stime sulla mortalità da smog in Italia presentate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di oltre 8000 decessi l’anno stimati in 13 città italiane per gli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico da particolato. L’Italia è sotto la lente d’ingrandimento di un nuovo studio Impatto sanitario del PM10 e dell’ozono in 13 città italiane condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Ufficio Regionale per l’Europa per conto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT) e presentato il 14 giugno a Roma in occasione del seminario di sanità pubblica su inquinamento atmosferico, traffico urbano ed effetti sulla salute. 13 città italiane di oltre 200 000 abitanti: Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo, sono sotto osservazione, il che equivale a circa 9 milioni di persone pari al 16% del totale della popolazione nazionale. Lo studio stima le morti e le malattie dovute al PM10 e all’ozono evidenziando così le implicazioni di possibili politiche che assicurino alle città aria di qualità. Tra il 2002 e il 2004, una media di 8220 morti l’anno sono dovute agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 mg/m3, il cheequivale al 9% della mortalità negli over 30 per tutte le cause esclusi gliincidenti stradali.

Le nuove conoscenze disponibili sugli effetti sanitari del PM10 consentono di scomporre l’impatto della mortalità per gli effetti cronici oltre i 20 mg/m3 in cancro al polmone (742 casi/anno), infarto (2 562), ictus (329). Anche per le malattie i numeri sono elevati ed includono bronchiti, asma, sintomi respiratori in bambini e adulti, ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie che determinano perdita di giorni di lavoro.

Auguri ai cittadini!

Davide di AssoNatura.



Fonte: http://www.ecodallecitta.it