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NEWS NATURISMO

22/06/2006

SALVIAMO IL 'MOSTRO'!

Da trentacinque anni il manifesto rappresenta un caso unico nel panorama

editoriale italiano e non solo.Nessun padrone se non la cooperativa dei

lavoratori che lo mettono ogni giorno in edicola, stipendi (bassi) uguali per

tutti, un giornalismo politico indipendente e autogestito specchio delle

trasformazioni che hanno segnato questi anni. Un bene comune, un vero e proprio

«mostro» - nel senso letterale del termine - che ha l'ambizione di stare sul

mercato violandone le leggi, un luogo aperto della sinistra. Anche la porta

d'ingresso è sempre spalancata e chiunque può entrare, persino gli

indesiderati, come è accaduto qualche anno fa. In questi trentacinque anni

abbiamo vissuto pericolosamente (e spericolatamente): centinaia di migliaia di

persone lo sanno bene, quelli che ci hanno letto, lavorato e chi ci ha usato

per le proprie passioni. Le crisi finanziarie hanno scandito la nostra

esistenza: le abbiamo sempre superate con il nostro lavoro e con l'aiuto del

«nostro mondo». Ora siamo al punto che trentacinque anni possono precipitare in

un pomeriggio d'estate. Perché la libertà costa, soprattutto a chi la pratica,

e arriva il momento che quei costi si materializzano in scadenze non più

rinviabili. Per evitare il precipizio abbiamo bisogno di aiuto, perché questa

crisi è più grave delle altre emette a repentaglio la stessa esistenza del

giornale. Non è un grido d'allarme, è una semplice notizia: nelle pagine

interne ne illustriamo i termini. Perciò da oggi inizia un referendum sul

futuro di questo giornale: le schede elettorali stanno nel portafoglio di tante

e tanti. Perché questa è una crisi che non riguarda solo noi. Coinvolge i

nostri lettori più affezionati, ma anche chi ci ha comprato una volta sola

nella sua vita. Chiama in ballo tutta la sinistra (nell'accezione più ampia del

termine, dai partiti ai sindacati all'associazionismo) ma anche il mondo

dell'informazione cui questo giornale qualcosa ha pur dato (e continuerà a

dare). Sono tutti questi i nostri «padroni», tutti quelli che - magari

guardandoci da lontano - pensano che la democrazia abbia bisogno di un

«mostruoso» antidoto contro i rischi di omologazione del pensiero. Saremo

presuntuosi, ma crediamo che la nostra voce sia essenziale, che il nostro essere

uno strumento di lavoro per la critica dell'esistente sia una cambiale che non

dobbiamo pagare da soli. E che, perciò, la nostra sorte non riguardi solo chi

lavora in via Tomacelli o chi continua a stare «dalla parte del torto», ma

anche chi la pensa in modo opposto. Per questo la nostra crisi la mettiamo in

piazza, per questo faremo «l'appello» dei sottoscrittori e ne racconteremo gli

esiti. Da oggi entriamo in una fase di mobilitazione generale. Siamo convinti

di farcela. Noi ci metteremo tutto il nostro lavoro di sempre e le nostre

aperture al mondo. Ma abbiamo bisogno di tutti voi. Diteci se voi avete bisogno

di noi. O se - come ha detto quel genio del Savoia - siamo solo una pessima

carta e un terribile inchiostro. Mariuccia Ciotta