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NEWS NATURISMO

10/01/2007

DEMOCRAZIA ANCORA SOSPESA

CASO GRATTERI, IL NUOVO GOVERNO COME IL PRECEDENTE



E' cambiata la maggioranza di governo ma nulla cambia per gli uomini della polizia imputati ai processi per il G8 di Genova: le carriere proseguono, le promozioni continuano. Il dottor Francesco Gratteri, l'imputato di grado più alto dei 28 a giudizio per i pestaggi e gli arresti arbitrari alla scuola Diaz, continua la sua carriera ai vertici della polizia di stato.

Francesco Gratteri questore di Bari, e' stato nominato direttore della Direzione anticrimine.



Dalla nuova maggioranza ci saremmo aspettati qualcos'altro, perché in questo modo non si aiuta la polizia né chi ci lavora, e nemmeno i cittadini che vorrebbero fidarsi di istituzioni pulite e al di sopra di ogni sospetto. Durante il G8 di Genova, come riconoscono ormai tutti gli osservatori indipendenti e in buona fede, ci fu un'autentica sospensione dei diritti costituzionali. In qualsiasi democrazia, di fronte a una pagina così nera, la politica, per tutelare il buon nome, il prestigio e la credibilità delle forze dell'ordine, avrebbe chiesto almeno ai dirigenti imputati di fare un passo indietro, in attesa delle sentenze. In Italia no. In Italia i dirigenti imputati (Gratteri è solo uno di questi) vengono addirittura promossi. E' questa la svolta promessa dalla coalizione che pure ha nel suo programma il varo di una commissione parlamentare d'inchiesta sul G8?



Genova, 8 gennaio 2006

www.veritagiustizia.it



Genova: trenta domande

di Lorenzo Guadagnucci (da Carta settimanale n. 46, 16 dicembre 2006)



A che serve la commissione d’inchiesta su Genova/G8?



Gianclaudio Bressa, deputato della Margherita e relatore alla camera della relativa proposta di istituzione, ne ha riassunto in questo modo gli obiettivi in Commissione affari costituzionali: «Una pagina della storia nazionale così controversa - ha detto - ha bisogno di una trasparente ricostruzione dei fatti, compito questo che indubbiamente compete al parlamento, al fine di definire le responsabilità e di fugare ogni dubbio sulle eventuali sospensioni dei diritti fondamentali della persona».

I parlamentari-commissari, naturalmente, non lavorano col codice penale alla mano. Per questo c’è la magistratura. Non si tratta di «cercare le prove» che incastrino qualcuno, o stabilire se sono stati commessi dei reati e da chi. Non è questo il punto. Il cuore dell’inchiesta deve essere un’indagine a tappeto su quel vortice di violenze e di illegalità in cui s’inabissarono le garanzie democratiche. Va messo a fuoco il ruolo avuto dalla politica e ciò che fu deciso dai vertici delle forze dell’ordine. Alla fine, andranno indicate proposte concrete per fare in modo che qualcosa di simile non accada mai più in futuro.

Ma entriamo nel dettaglio. Facciamo una carrellata dei dubbi e dei quesiti che i commissari di troveranno davanti, se davvero saranno insediati.



La preparazione

1] Come e da chi fu organizzata la gestione dell’ordine pubblico?

2] È vero che ci fu un intervento di «consiglieri» venuti dagli Stati uniti?

3] Vi fu una strategia internazionale, modellata su quanto avvenuto in quello stesso 2001 a Goteborg, Praga, Napoli?

Le analogie nella «gestione della piazza» - con la creazione di «zone rosse» e un forte uso della violenza - durante i vari appuntamenti di quell’anno, hanno fatto pensare a una regia unica, internazionale. Per approfondire questi temi, occorre ascoltare i maggiori responsabili delle forze dell’ordine, i vertici dei servizi segreti, gli ex ministri degli interni [Enzo Bianco e Claudio Scajola].



Agli stessi personaggi si potrebbe chiedere:

4] Chi e perché organizzò la «campagna informativa» che descrisse le manifestazioni programmate a Genova in termini tanto allarmistici da creare un clima di forte tensione?



La gestione



genova.jpgFra i tanti quesiti possibili, scegliamo i più inquietanti.

5] Sulla base di quali valutazioni fu respinta la richiesta del Genoa social forum di inviare sul campo solo agenti non armati?

6] Quanti colpi di arma da fuoco furono sparati, da chi e perché?

7] Chi e perché diede l’ordine, il 20 luglio, di effettuare le prime cariche in piazza Manin e in piazza Paolo da Novi, contro persone del tutto pacifiche?

Le cariche nelle due piazze, come è noto, diedero il via a una giornata di violenze, culminate nell’uccisione di Carlo Giuliani.



Piazza Alimonda



I commissari devono domandarsi:

8] Perché e da chi fu ordinata la carica contro il corteo dei Disobbedienti, fino a quel momento rispettoso di tutte le regole?

9] Chi e perché ordinò le cariche laterali al corteo?

10] Chi e perché decise di lasciare indisturbati i gruppi del cosiddetto «black bloc»?

11] È vero che carabinieri e polizia non erano coordinati fra loro?



La sentenza d’archiviazione sull’uccisione di Carlo Giuliani è in evidente contraddizione con molti elementi emersi grazie ad altre ricostruzioni dei fatti. Il parlamento non può trasformarsi in aula di tribunale, ma può recepire i materiali nel frattempo prodotti, farsi una propria idea e chiedere ai vertici delle forze di sicurezza:

12] L’uso di armi da fuoco era tecnicamente giustificabile?

13] Che tipo di inchiesta interna è stata fatta sugli anomali comportamenti tenuti in piazza Alimonda dalle forze dell’ordine [il mancato soccorso alla camionetta ferma, la comparsa sul cadavere di Carlo di una profonda ferita alla testa, la «sceneggiata» di un agente che urla a un passante «sei stato tu con il tuo sasso»].

14] E c’è un’inchiesta sugli applausi che il carabiniere Mario Placanica dice di avere ricevuto al rientro in caserma?



Il corteo del 21 luglio



g8_genova_pestaggi.jpg15] Chi e perché ordinò la prima carica al corteo sul lungomare, senza apparenti motivi?

16] Chi autorizzò il lancio di smodate quantità di gas lacrimogeni, oltretutto armati col pericoloso gas CS?

17] Quali inchieste interne sono state ordinate, e quali provvedimenti ne sono scaturiti, in merito alle numerose e documentate violenze compiute da agenti delle forze dell’ordine contro singoli e gruppi di manifestanti?

18] Che inchiesta interna è stata compiuta sulle violenze che numerose persone in stato di fermo hanno denunciato di avere subito all’interno del Forte San Giuliano, sede dei carabinieri?



Su questi temi non vi sono procedimenti giudiziari, salvo alcuni episodi specifici, e non risultano inchieste interne ai vari corpi di sicurezza. Rispetto ai punti 7, 8 e 13 va chiarito qual era la cabina di regia, che ruolo vi avevano le autorità locali [prefetto, questore] e nazionali dell’ordine pubblico e che tipo di intervento politico vi fu, da parte del ministro dell’interno o di altri personaggi.



A questo proposito:

19] L’irrituale, prolungata permanenza del vice premier Gianfranco Fini all’interno della centrale dei carabinieri, aveva a che fare con la suddetta «cabina di regia»?



La scuola Diaz



diaz01.jpgUna volta acquisita la vasta documentazione disponibile sui fatti, occorre sapere:

20] Nella decisione di attuare il blitz, ufficialmente presa in questura durante un vertice fra autorità locali e nazionali di polizia, fu coinvolto il ministro dell’interno?

21] Alla decisione partecipò da Roma anche il capo della polizia?

22] Qual era la catena di comando del blitz?

23] Che tipo di inchiesta interna fu decisa, e che risultati ne scaturirono, in merito ai gravi comportamenti tenuti dagli agenti durante e dopo l’operazione [uso sproporzionato della violenza, utilizzo di supporti illegali come manganelli elettrici, fazzoletti alzati sul viso per non essere riconoscibili, descrizione menzognera dell’operazione, ostacolo all’inchiesta giudiziaria]?



La polizia di stato ha sempre coperto i propri agenti, che sono tutti rimasti ai loro posti: l’indagine ordinata a caldo si limitò a segnalare alcune anomalie nella gestione dell’operazione; i magistrati hanno lamentato l’ostruzionismo degli apparati [idem per la caserma di Bolzaneto]: invio di elenchi di nomi incompleti e di vecchie e scadenti foto degli agenti, inutilizzabili per i riconoscimenti personali.



Bolzaneto



Anche qui non è difficile acquisire il materiale documentale. Poi occorre domandarsi:

24] Chi e perché decise l’anomala istituzione di un «carcere provvisorio» nella caserma di Bolzaneto?

25] Come e perché si arrivò alla decisione, avallata dalla procura di Genova, di stabilire il «differimento» dei colloqui fra detenuti e avvocati, in deroga alle garanzie previste dall’ordinamento?

26] Che ruolo ebbe, nei modi di gestione del carcere, il ministro della giustizia Castelli, che compì una famosa visita notturna alla caserma?

27] Che tipo di inchiesta interna fu decisa, e che risultati ne scaturirono, in merito ai gravi comportamenti tenuti da molti agenti nella caserma di Bolzaneto [maltrattamenti fisici, insulti ripetuti, minacce di morte, esibizione di musiche e oggetti inneggianti al fascismo]?

28] Che tipo di inchiesta fu decisa, e che risultati ne scaturirono, a proposito dei pestaggi che alcuni detenuti trasferiti da Bolzaneto avrebbero subito in alcune carceri del Nord Italia?



Con riguardo ai fatti di Bolzaneto, non si ha notizia di indagini interne né di provvedimenti particolari. Tutti gli agenti - indagati e non - hanno ripreso i rispettivi posti all’indomani del G8.



Dulcis in fundo



Infine, le promozioni:

29] Su quali basi sono state decise le promozioni di alcuni funzionari imputati per i fatti del G8?

30] È vero, come è stato denunciato in un’interrogazione parlamentare durante la scorsa legislatura, che in alcuni casi sono stati attibuiti punteggi ingiustificati ai «protagonisti» di Genova, penalizzando di conseguenza altri funzionari?



Sono 30 domande e altre potrebbero essere aggiunte. In sostanza i commissari dovranno trovare una via d’uscita politica e istituzionale dall’abisso di Genova/G8: al momento, quanto a credibilità democratica siamo in un vicolo cieco.

Fonte: FabioNews